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La Spada Medievale
Pur non essendo sicuramente stata l'arma più utilizzata nel Medioevo, la spada è indubbiamente quanto di più si avvicina ad essere un simbolo di quest'epoca. Essa rappresentava l'ideale cavalleresco e la stessa società feudale. Sarebbe possibile scrivere un intero libro su quest'arma, ma nonostante essa abbia ruoli da protagonista in film, romanzi e giochi, continua ad essere rappresentata ed utilizzata in maniera scorretta.
Parlando in termini generici, la tipica spada del Medioevo può essere definita semplicemente come spada medievale sebbene, ovviamente, tale aggettivo non fosse utilizzato all'epoca. A voler essere precisi, sarebbe più corretto parlare di spade, al plurale, a causa della grande varietà di stili e di forme: alcune erano armi ad una mano, atte a tagliare e spaccare; altre erano lunghe e sottili, appuntite e in grado di perforare le armature; ma sostanzialmente, tutte non erano nulla di più che una lunga lama di acciaio dal doppio filo, dotata di impugnatura e di una guardia a croce.
Anatomia della spada medievale
Come già detto, tutte le spade medievali, indipendentemente dal nome e dalle dimensioni, condividono alcuni caratteri in comune.
Una spada medievale è composta da 4 pezzi: la lama, l'elsa, il manico e il pomo (o pomolo). Questi ultimi tre, infilati lungo il codolo della lama, formano l'impugnatura.
L'elsa è caratteristica nelle spade medievali europee ed è costituita da un pezzo di metallo, generalmente acciaio, diritto o lievemente arcuato, forato al centro. Proprio per la sua forma a croce è detta anche crocera.
Il manico, anch'esso forato, è in legno, spesso rivestito in pelle o con filo di ferro intrecciato. La sua lunghezza varia a seconda del modello e delle dimensioni della spada, potendo accomodare una o due mani. A causa del materiale facilmente degradabile con il quale è costruito, una spada autentica con un manico intatto è un reperto molto raro.
Infine iIl pomo o pomolo, è un pezzo in metallo di forma e dimensioni variabili, con funzione di contrappeso e bilanciamento della lama. L'aspetto è ovviamente decorativo, e va da semplici dischi in metallo a forme complesse e altamente decorate.
La lama, in acciaio temprato, è costituita da due parti: la lama vera e propria e il codolo.
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Il codolo ha generalmente una tempra più morbida della lama, e vi sono inseriti, tramite i fori che li attraversano, l'elsa, il manico e il pomo. Una volta assemblati, la parte del codolo che ancora fuoriesce viene scaldata e ribattuta, bloccando l'intera impugnatura.
La lama vera e propria ha, come vedremo, forma, peso e lunghezza variabili, ma si è soliti suddividerla in tre parti lungo la sua lunghezza: il forte, il medio e il debole.
Il forte è il terzo più prossimo all'impugnatura, solitamente dotato di spessore maggiore, e per questo motivo è la parte che deve essere utilizzata per le parate.
Il medio è la parte intermedia, e secondo i maestri antichi è quella deputata agli ingaggi con la lama nemica.
Il debole è il terzo più distale, che termina con la punta, e deve essere utilizzato per ferire, tant'è che in molti casi era l'unico segmento della lama ad essere affilato.
La lama è simmetrica, e pertanto dotata di due fili. Quando impugnata, il filo rivolto verso l'avversario è detto filo diritto, mentre quello opposto filo falso. Questo determinerà, come si vedrà in seguito, la differenza tra un colpo diritto (eseguito quindi con il filo diritto) ed uno falso.
Classificazione delle spade medievali
La terminologia quando si parla di spade medievali è abbastanza incerta. Gli stessi nostri antenati non avevano una distinzione ferrea in mente e non specificarono le differenze tra i vari modelli, senza contare che il significato dei termini spesso cambiava nel tempo. Più recentemente, studiosi ed esperti d'arme si sono cimentati nell'opera, più ardua di come può sembrare, di classificazione delle spade, generalmente in base alla lama o alla forma dell'elsa. Si tratta di un compito come già detto assai complesso, dato che due spade possono essere identiche nella lama e differenti nell'elsa, o viceversa. La classificazione più valida, forse, è quella di Ewart Oakeshott (1916-2002), massima autorità riconosciuta nel campo delle spade medievali, che divise le spade in due grosse categorie, quelle dal 1050 al 1350 e quelle dal 1350 al 1550. All'interno di queste, sviluppò un utile sistema di classificazione basato sulla lunghezza e sulla larghezza della lama, sulla forma delle scanalature, dell'elsa e sul pomo. Vi sono più di 20 classificazioni all'interno di quella che viene chiamata Oakeshott's Typology.
Una spada viene generalmente classificata in una delle tre categorie: ad una mano, ad una mano e mezza e a due mani in base alla sua impugnatura e al suo utilizzo. Tuttavia è da far notare che il termine "ad una mano e mezza" non è di per sè storico ma si tratta di una denominazione relativamente moderna, dato che viene utilizzato a partire dalla fine del XVI Secolo riferendosi a spade più antiche.
Nel Medioevo, con il termine spada (sword, schwaert, éspée) si intendeva qualsiasi tipo di spada ad una mano, e con spada longa (longsword, langenschwert, espadon) armi dalla lama e dall'impugnatura più lunghe. Spade dalle lame particolarmente lunghe venivano dette spadoni, mentre per spada a due mani si intende un tipo di arma che non è Medievale ma Rinascimentale.
La linea che differenzia una spada lunga da uno spadone, o uno spadone da una spada a due mani, non è sempre chiara.
Il termine spada lunga (o "ad una mano e mezza") può effettivamente includere al suo interno tipologie come lo spadone o la spada bastarda. Il termine spada bastarda sembra non essere stato utilizzato prima del 1450 e si riferiva a spade dalla lama lunga e affusolata con una particolare impugnatura (da cui il nome).
Non dimentichiamo poi che vi è un numero di spade che, per le loro forme particolari, non ricadono in nessuna categoria sopra descritta, come il falcione, il dusack bavarese, il messer tedesco e lo stocco.
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Ewart Oakeshott's (1916-2002) Oakeshott's Typology (da E.Oakeshott, "The Sword in the Age of Chivalry", Boydell Press, 1997) |