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I Trattati

A riprovare come la scherma medievale avesse una solida tradizione alle sue spalle, al pari di ogni altra arte marziale orientale e occidentale, ci sono giunti diversi manoscritti, di autori ed epoche differenti, che trattano i vari aspetti del combattimento.

La maggior parte di questi veri e propri "manuali sull'arte del combattimento" sono accompagnati da illustrazioni che illustrano - più o meno chiaramente - le basi del maneggio della spada, ma anche di altre armi, come pugnali e daghe, lance, azze e scudi. Gli autori sono spesso esperti maestri d'arme che hanno voluto tramandare la loro esperienza insegnando le loro tecniche, i loro "trucchi" e dando i loro consigli ai più giovani. Per questo nessun testo illustra le "basi" della scherma medievale (ammesso sia possibile definire delle basi): ricostruirle è quindi compito del praticante di scherma storica, che deve "radunare" le informazioni e le tecniche presentate sui diversi testi (ponendo non poca attenzione alle differenti epoche in cui questi sono stati scritti e alle armi utilizzate) e - cosa non meno difficile - riuscire a "tradurre" in un'azione dinamica ciò che su questi manuali è tramandato come illustrazione o a parole.

Qui di seguito vengono presentati alcuni dei più antichi trattati di scherma di cui siamo oggi in possesso, certamente solo una piccola parte di quelli un tempo esistenti:


Il Manoscritto I.33 - 1290 (traduzione in italiano - download 20 Mb)
Il "Fechtbuch" di Hanko Döbringer sugli insegnamenti di Johannes Liechtenauer - 1389 (download 222 Kb)
Il "Flos Duellatorum in Armis" di Fiore de' Liberi - 1409 (traduzione in italiano - download 42 Mb)
"Das Solothurner Fechtbuch" - 1423(?)
"Die Ritterlich Kunst des Langen Schwerts" di Sigmund Ringeck - 1440 (traduzione in Inglese - download 74 Kb)
Il "Codex Vindobonensis" - c1440
Il "Fechtbuch aus dem Jahre 1443" di Hans Talhoffer - 1443
Il "Fechtbuch" di Peter von Danzig - 1452

     

XIII SECOLO

    Il Manoscritto I.33- c1290
(London, British Museum No.14 E iii, No. 20, D. vi.)

Conosciuto anche come "Walpurgis" o "Tower Fechtbuch", è il più antico Fechtbuch -"libro di scherma" - che ci sia giunto: fu infatti scritto in Germania intorno al 1290. Viene per la prima volta citato nell'opera De veris principiis artis dimicatoriae di Heinrich von Gunterrodt (1579): l'autore infatti riporta di aver osservato un testo su "monaci schermitori" che era stato ritrovato in un monastero della Franconia da Johannes Hewart von Würzburg, maestro d'arme del Principe Federico Guglielmo. Sappiamo che si tratta di questo manoscritto poichè il nome di Johannes Hewart è riportato sulla tredicesima pagina dell'opera (foglio 7r), quasi il suo scopritore avesse voluto "firmarlo".
Il manoscritto divenne proprietà dei Duchi di Sachsen-Gotha e la sua presenza è registrata nelle librerie ducali del XVIII secolo. Le Royal Armouries lo acquistarono all'asta nel 1950, e Alphonse Lhotsky lo datò come risalente al tardo XIII secolo. Si ipotizza che lo scriba sia stato un segretario dell'Arcivescovo di Würzburg.
Il manoscritto acquistò una fama più vasta solo nel 1997, quando fu pubblicato l'articolo The medieval swordsman: a 13th century German fencing manuscript (Royal Armouries Yearbook 2 1997, pp. 129-136) di Jeffrey L. Singman.

Il manoscritto, consistente di 32 pagine (per un totale di 64 facciate) e scritto in latino (benchè molti nomi "tecnici" siano in tedesco), presenta due avversari privi di armatura che si affrontano con tecniche di spada ad una mano e boccoliere. I due combattenti sono sempre un monaco (sacerdos) e uno scolaro/pupillo (o, nelle ultime due pagine, un monaco e una donna) e questo fa pensare, insieme all'equipaggiamento utilizzato, che non si tratti di un combattimento "da guerra" o cavalleresco, quanto una forma di autodifesa, o addirittura, considerando anche lo stile "rilassato" col quale i personaggi sono rappresentati, una forma di scherma estranea a veri combattimenti all'ultimo sangue, quasi una specie di passatempo. Questo mette in luce quanto, già nel XIII secolo, la scherma potesse essersi evoluta in una forma d'arte slegata dai suoi aspetti più sanguinari.

Il testo fa più volte menzione di uno studente (scholaris, discipulus), giovane (iuvenis) e clienti (clientes), facendo immaginare che si tratti di un monaco che offriva lezioni di scherma a giovani nobili – forse l'autore stesso del testo, il cui nome, da quanto si evince dal foglio 1v, è Liutger (Lutegerus).Nelle ultime due pagine (32r e 32v) lo scolaro è sostituito da una donna, chiamata nel testo stesso Walpurgis (da cui il nome "colloquiale" del manoscritto). Nonostante lo stile dei disegni sia molto stilizzato, I.33 è incredibilmente chiaro e illustra sette guardie (custodiae) e una varietà di colpi e contrattacchi (obsessiones). Gli attacchi consistono sia in tagli che affondi, portati su tutte le parti del corpo; non sono esclusi attacchi con lo scudo (schiltslac) e lotta corpo a corpo (luctacio). Dalle illustrazioni è evidente che ogni colpo è accompagnato da un adeguato movimento alternato di gambe. L'uso didattico del manoscritto è reso ancora più evidente dal fatto che le tecniche sono presentate come una sequenza di attacco, contrattacco e attacco; il fatto che molte siano tecniche "di base", inoltre, lo rende un'ottima fonte per chiunque, anche al giorno d'oggi, voglia praticare la scherma di spada e boccoliere o spada e scudo.

Bibliografia e Approfondimenti:
Lorenzo Marchese, "Fechtbuch I.33", Gruppo di Ricerca Storica Media Aetas, Torino, 2006
Dieter Bachmann, "I.33", Freywild, 2003
Dr. Jeffrey L. Forgeng, "The Medieval Art of Swordmanship - A Facsimile & Translation of the World's Oldest Personal Combat Treatise", Chivalry Bookshelf, Union City, 2003
Paul Wagner e Stephen Hand, "Medieval Sword and Shield", Chivalry Bookshelf, Union City, 2003
Prof. Sydney Anglo,"Anonymous Fechtbuch: Manuscript I.33 - 13th century German Sword & Buckler Manual", Yale University Press.

     

XIV SECOLO

    Il Fechtbuch di Hanko Döbringer sugli insegnamenti di Johannes Liechtenauer- 1389
(Nürnberg, Germanische Nationalmuseum, Cod. HS.3227a)

Di Hans (o Johannes) Liechtenauer si sa ben poco, a parte il fatto che nacque probabilmente intorno al 1300 in Germania, forse a Lichtenau, in Franconia. Nonostante questo, si tratta probabilmente di uno degli individui che più influenzarono la scherma nei secoli successivi: famoso maestro di spada, nel corso del XIV secolo i suoi insegnamenti sulle tecniche di combattimento divennero talmente rinomati che, dopo la sua morte, i suoi allievi cominciarono a tramandarli in forma scritta, dando origine alla famosissima "scuola tedesca" di spada a due mani.

Hanko Döbringer, forse uno degli allievi di Liechtenauer, fu probabilmente il primo (o comunque il primo di cui ci sia giunta l'opera fino a noi) ad iniziare quest'opera, che rimase tuttavia incompiuta: le sezioni che trattano l'utilizzo della spada a due mani, del falcione, della spada e boccoliere e del bastone sono tutte rimaste incomplete. Il testo oggi giuntoci consiste in 54 pagine, di cui molte bianche, prive di illustrazioni. Una traduzione in inglese è stata eseguita da David Lindholm nel 2005.

Gli insegnamenti di Liechtenauer formarono la base della famosa "Scuola Tedesca" di spada a due mani, da cui attinsero a piene mani autori come Hans Talhoffer e Peter von Danzig. Dalle parole di Döbringer emerge chiaramente come la scherma di spada medievale fosse ricca di tecniche sofisticate, in molti aspetti non dissimile alla scherma moderna: viene sottolineata l'importanza dell'iniziativa, della rapidità d'azione e del mantenere l'offensiva. Döbringer esalta il vantaggio, in termini di rapidità, dell'affondo rispetto al taglio, e descrive la divisione, propria di Liechtenauer, del corpo in quattro zone bersaglio, ancora utilizzata nella scherma odierna. Infine, quasi a sfatare il mito del combattente medievale che si affida solo alla forza bruta, Döbringer afferma che "la scherma di Liechtenauer è una vera arte, poichè vince più facilmente l'uomo debole utilizzando quest'arte di quanto non faccia l'uomo forte affidandosi alla sua forza" (foglio 22v). L'opera di Döbringer mostra, quindi, quanto già nel XIV secolo i maestri di scherma avessero sviluppato le loro tecniche ad un livello decisamente più elevato di quanto normalmente non si creda.

Bibliografia e Approfondimenti:
David Lindholm , "Cod. HS.3227a or Hanko Döbringer's Fechtbuch from 1389", ARMA, 2005
John Clements, "Medieval Swordmanship - Illustrated Methods and Techniques", Paladin Press, Boulder, 1998
Hans Heim & Alexander Kiermeyer, "Langes Schwert Teil 1 nach Johannes Liechtenauer", Agilitas, 2006

     

XV SECOLO

    Il "Flos Duellatorum in Armis, sine Armis, Equester et Pedester" di Fiore dei Liberi - 1409
(Novati/Pisani-Dossi)

Il "Flos Duellatorum in Armis, sine Armis, Equester et Pedester" (letteralmente, "il Fiore dei duellanti in arme, senza armi, a cavallo e a piedi"), solitamente conosciuto come semplice "Flos Duellatorum", è probabilmente il trattato di scherma medievale più famoso, e sicuramente quello più utilizzato dai praticanti di scherma storica.

L'opera venne scritta da Fiore dei Liberi di Cividale d'Austria (il nome Flos è un gioco di parole tra il significato latino ed il nome dell'autore). Di questo maestro d'arme conosciamo solo qualche episodio della vita: nato probabilmente tra il 1340 e il 1350 a Cividale del Friuli, era figlio del nobile Benedetto dei Liberi. Sin dall'adolescenza si dedicò all'apprendere le varie arti del combattimento, fosse esso con la spada, la lancia, la daga o anche disarmato. Viaggiò a lungo e visitò molti luoghi, e fu allievo di diversi maestri d'arme italiani e tedeschi, tra cui Johannes detto Suveno. Sappiamo che combattè ad Udine nel 1383, che fu a Padova nel 1395 e che quattro anni dopo, nel 1399, si trovava a Pavia. All'inizio del 1400 entrò nella corte di Niccolò III d'Este, Marchese di Ferrara, in qualità di maestro d'arme. Nel 1408 iniziò la stesura del Flos e lo terminò l'anno successivo, il 10 febbraio 1409. Secondo le sue stesse parole, era allora troppo vecchio per prendersi altre "brighe" simili, anche se F. Novati ha dimostrato che scrisse almeno un altro trattato, di cui si sono purtroppo perse le tracce. Dopo il 1410 non si hanno più notizie di lui, quindi è ignota la data della sua morte.

Del Flos Duellatorum ci sono giunte tre differenti versioni, piuttosto differenti l'una dall'altra: l'edizione detta "Pisani-Dossi" (di cui l'originale è oggi andato perduto), con prologo in latino, una conservata al Getty Museum e la cosidetta edizione "Morgan"; queste ultime due, conservate negli USA, sono totalmente in italiano ed incomplete. All'inizio del XX secolo il noto filologo Francesco Novati recuperò la "Pisani-Dossi" e per primo la presentò al pubblico accompagnata da una traduzione in italiano moderno. Benchè oggi di questa edizione ci rimanga solo il facsimile di Novati, è quella a cui normalmente ci si riferisce quando si parla di questo testo.

Il Flos Duellatorum è un testo fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi alla scherma di spada medievale: nelle sue pagine sono illustrate e commentate moltissime tecniche di combattimento eseguite con una grande varietà di armi. La prima cosa da ricordare, però, è che non si tratta assolutamente di un'opera completa, nel senso che non vengono insegnate le basi del combattimento: il pubblico a cui Fiore si rivolge, infatti, è già istruito nell'arte della spada, e il suo testo vuole essere più un metodo per affinare questa tecnica e per impararne di nuove. L'opera è quindi, nelle intenzioni dell'autore, più un compendio di tecniche, basate sull'esperienza del maestro friulano (che all'epoca aveva, come ci dice lui stesso, più di 50 anni di pratica alle spalle) che un manuale per chi si avvicina per la prima volta ad una spada.

A mostrar le tecniche, vi sono quasi sempre dei maestri riconoscibili appunto dalle corone d'oro che portano in capo (magistri incoronadi), o i loro discepoli (scholari) caratterizzati da un nastro dorato legato al ginocchio. Dopo il prologo, l'opera si apre con la descrizione della lotta (abraçar), per Fiore la più importante delle arti del combattimento. Tra i fogli 4r e 5v ci vengono mostrate posizioni e tecniche, alcune non propriamente "cavalleresche": colpi di palmo al setto nasale e ginocchiate nei testicoli fanno parte del repertorio di questa lotta. Nel foglio 6r inizia la trattazione del combattimento con la daga, che proseguirà fino al 12v. La scherma di daga riprende molte tecniche viste nella lotta: anche qui vengono eseguite in abbondanza chiavi e bloccaggi. A causa della pericolosità del combattimento con la daga, è proprio al maestro di quest'arte che va assegnata "la palma della vittoria" in quanto più valoroso (foglio 6r). Con il foglio 12v inizia la trattazione della spada (spada da una mane sença bucolero): la spada del Flos Duellatorum è quel tipo di arma che verrà in seguito chiamato spada ad una mano e mezza; la scherma mostrata fino al foglio 24v è una scherma civile, eseguita senza armatura e con un ritmo dell'azione molto rapido, ricca di prese, calci e colpi di pomo: tutto il corpo viene utilizzato per colpire l'avversario, e non solo la spada. Assistiamo anche ad una piccola interruzione (fogli da 15r a 16v) su alcune tecniche di lancia e di bastone. Comincia quindi (foglio 25r) la scherma di spada e di azza in armatura, totalmente differente da quella mostrata in precedenza: il gioco diventa ancora più stretto e vengono utilizzate tecniche di "mezza spada" (con la mano sinistra che afferra la lama per imprimere maggior forza). Seguono infine il combattimento a cavallo (fogli da 25v a 34v) che ripresenta armi già viste in precedenza (spada, lancia e lotta) in una situazione totalmente differente, vale a dire dalla sella di un cavallo, e quindi una breve trattazione di tecniche di autodifesa di spada contro daga (fogli 35r e 35v). A chiudere il manoscritto, due tecniche con una strana variante dell'azza (foglio 36r).

Il Flos Duellatorum presenta un tipo di combattimento che è molto differente dagli ideali romantici ai quali ci si riferisce quando, al giorno d'oggi, pensiamo ai combattimenti tra cavalieri: il suo è infatti uno stile semplice, brutale ed efficace, secondo il principio per il quale il colpo è tanto migliore quanto più efficacemente riesce a colpire ed incapacitare il nemico. Assistiamo quindi a veri e propri "colpi bassi" e sporchi trucchi, in un combattimento sicuramente molto più adatto alla guerra o alla difesa personale che ai duelli cortesi (basti pensare che in caso di combattimento con lancia da cavallo, il consiglio di Fiore non è altro che quello di colpire proprio il cavallo dell'avversario, atto considerato alquanto vile negli ideali cavallereschi). Come nei testi dei maestri tedeschi, anche qui ritroviamo la superiorità della velocità (l'avantaço, ovvero "il vantaggio"), dell'agilità e anche dell'astuzia sulla semplice forza bruta; la scherma di spada di Fiore è fulminea, prediligendo i colpi di punta ai tagli, e viene trattata soprattutto nei suoi aspetti di "gioco stretto", vale a dire le situazioni in cui la distanza tra i due combattenti è tale da rendere impossibile l'uso della lama. Da notarsi anche l'uso della spada in armatura, in cui la lama perde ogni efficacia e l'unico colpo possibile è l'affondo tra le giunture delle piastre.

I maestri italiani successivi dovettero molto al Flos Duellatorum: Filippo Vadi, nel suo "De Arte Gladiatoria Dimicandi", attinse in grande quantità (in alcune occasioni persino ricopiando spudoratamente le glosse) dal Flos. Grande merito di Fiore dei Liberi fu senza dubbio quello di dare inizio ad una grande tradizione di maestri d'arme italiani che rivaleggiò con i rinomati tedeschi, formando la seconda delle "grandi scuole" di scherma che sappiamo essere esistite nel Medioevo e nel Rinascimento. Se simili scuole esistettero anche al di fuori d'Italia e Germania, non ci è dato saperlo, dato che non ci è giunto alcun documento. Forse i maestri d'arme francesi, inglesi o di altri paesi preferirono trasmettere i loro insegnamenti in maniera orale, o forse semplicemente non ci fu una tradizione tanto sviluppata.

Bibliografia e Approfondimenti:
Giovanni Rapisardi, "Fiore de'Liberi - Flos Duellatorum in Armis, sine Armis, Equester et Pedester", Gladiatoria, Padova, 1998
Francesco Novati, "Flos Duellatorum - Il Fior di Battaglia di Maestro Fiore dei Liberi", Bergamo, 1902
Marco Rubboli & Luca Cesari,"Flos Duellatorum - Manuale di Arte del Combattimento del XV secolo", Il Cerchio, Rimini, 2002
John Clements, "Medieval Swordmanship - Illustrated Methods and Techniques", Paladin Press, Boulder, 1998
David Peck & William Wilson , "Flos Duellatorum - a Fac Simile ", Chicago Swordplay Guild & Tattershall School of Defence

     

"Das Solothurner Fechtbuch" - 1423(?)
(Solothurn, Zentralbibliothek Solothurn Cod.S554)

Il "Solothurner Fechtbuch" prende il nome dalla città di Solothurn, in Svizzera, dov'è conservato. Si tratta di uno dei più rari esponenti di testi di scherma della scuola tedesca. Nel 1989 il Dr. Charles Studer ricompilò e pubblicò il manoscritto utilizzando le 30 tavole rimaste (su 60 originali) che contengono 57 delle 120 illustrazioni. Ci sono dubbi sulla sua datazione: mentre alcuni lo datano al 1423 circa, altri lo reputano più recente, stimandolo scritto intorno al 1470.

Il Fechtbuch illustra, senza testo, una serie di tecniche di spada a due mani, sia in armatura che senza, di daga, di lotta e di combattimento in sella, oltre ai curiosi esempi di duello giudiziario che si ritroveranno poi in Talhoffer. Secondo alcuni studiosi è possibile ritrovarvi similtudini con questi, cosa che ha fatto sorgere l'ipotesi che si possa anche trattare di un'ulteriore edizione di dell'opera di Talhoffer.

Il manuale attinge pienamente dalla tradizione di Liechtenauer: anche in questo testo è possibile ritrovare le canoniche guardie della scuola tedesca, con il caratteristico stile di tagli, affondi e parate/deviazioni. E' evidente la presenza del passeggio alternato durante i colpi. Le spade utilizzate nel combattimento senza armatura sembrano quasi essere prive di punta, come se si trattasse di armi da allenamento; al contrario, le spade utilizzate nel combattimento in armatura sono ben più lunghe e dotate di punte accuminate. In un caso, è anche illustrato un Dreiecker, una versione pesante dello stocco, con elsa rotonda ed impugnatura a due mani.

Bibliografia e Approfondimenti:
Association for Reinassance Martial Arts, "The Solothurner Fechtbuch", ARMA, 2001

     

"Die Ritterlich Kunst des Langen Schwerts " di Sigmund Ringeck - 1440
(Dresden, Sächsische Landesbibliothek, Mscr.Dresd.c487)

Questo testo, il cui titolo significa letteralmente "L'arte cavalleresca della spada lunga" fu scritto da Sigmund Ringeck, forse un altro discepolo della scuola di Liechtenauer. Di fatto, l'opera di Ringeck è anche conosciuta come "Commentarii sugli insegnamenti del Maestro Liechtenauer".

Di Ringeck sappiamo solo che fu Fechtmeister (maestro d'armi) per Albrecht III, Duca di Baviera. Non è noto che tipo di relazione ci fosse tra Ringeck e Liechtenauer: gli insegnamenti di Liechtenauer (che non scrisse mai un Fechtbuch) ci sono giunti tramite gli scritti dei suoi allievi; tuttavia l'opera di Ringeck presenta un numero ridotto di versi attribuibili a Liechtenauer rispetto, ad esempio, al testo di Döbringer. Esiste anche una versione illustrata del testo, risalente al 1539 (Sigmund Schining, Cod. I.6.2°.5), forse commissionata dall'appassionato di scherma Paulus Hector Mair.

Il testo consiste in 220 pagine di testo, prive di illustrazioni. Ringeck probabilmente trascrisse i versi di Liechtenauer sul suo manoscritto, accompagnandoli con i suoi commenti agli stessi. La sezione sulla lotta sembra invece essere stata scritta da qualcun altro, dato che non vi appaiono versi di Liechtenauer. L'opera inizia con i versi sulla spada lunga (fogli da 1r a 48r), in cui vengono trattate le quattro guardie della scuola di Liechtenauer (Ochs, Pflug, Alber e vom Tag), più la "punta lunga" (Langort) che è la posizione nella quale devono terminare tutti i colpi. Inoltre viene trattata l'importanza del passeggio, vale a dire di come un colpo da destra debba essere accompagnato da un passo col piede destro e uno da sinistra con un passo del piede sinistro. Seguono quindi (fogli da 49r a 54r) altre tecniche di spada non basate sui versi di Liechtenauer, in cui si aggiungono due guardie "extra" rispetto alle quattro canoniche (Schranckhut, simile alla posta di porta di ferro, e Nebenhut, che ricorda la posta di coda longa). Le pagine da 54r a 55v trattano brevemente delle tecniche di spada e boccoliere, per poi tornare alle tecniche di spada di Liechtenauer (fogli da 55v a 59v) questa volta offensive, con la descrizione di cinque colpi (Zornhau, Krumphau, Zwerchhau, Schielhau e Scheitelhau). Segue una sezione sulla lotta (Ringen - da 66r a 87v ), che probabilmente non è opera di Ringeck. Infine, dalla pagina 88r ad 126v, viene trattato il combattimento in armatura, sia a piedi che in sella.

In generale, il testo si presenta come una versione "estesa" degli insegnamenti di Liechtenauer già visti con Döbringer. Gli insegnamenti del grande maestro tedesco erano infatti tramandati in versi di forma criptica e di difficile comprensione, come se si trattasse di un'arte segreta condivisa solo dai maestri di scherma; Ringeck li accompagna alle sue spiegazioni e vi inserisce altri argomenti, come alcune guardie e le tecniche di lotta. Molto interessante è la spiegazione dei concetti del "Prima" (Vor) e del "Dopo" (Nach) su cui si basa la scherma di spada: "Prima" significa anticipare la mossa dell'avversario e colpirlo prima che possa sferrare un attacco, "Dopo" significa difendersi dall'attacco, nel caso non si sia riusciti ad anticiparlo, e subito dopo la difesa attaccare.

Bibliografia e Approfondimenti:
Christian H. Tobler, "Secrets of German Medieval Swordmanship: Sigmund Ringeck's Commentaries on Liechtenauer's Verse", Chivalry Bookshelf, Union City, 2002
David Lindholm & Peter Svärd , "Sigmund Ringeck's Knightly Art of the Longsword", Paladin Press, Boulder, 2003
Academy of European Martial Arts , "Die Ritterlich Kunst des Langen Schwerts", AEMMA, 2003

     

Il "Codex Vindobonensis" - c1440
(Vienna, Österreichische Nationalbibliothek B11093 )

Questo Fechtbuch anonimo sembra essere stato scritto, secondo il Dr. Hans Peter-Hils, nella Germania Meridionale intorno alla metà del XV secolo, come suggeritoci dall'aspetto dei vestiti, delle armature e delle armi.

Il manoscritto consiste in 46 pagine solo illustrate e prive di testo, e tratta di combattimento in armatura con lancia, spada a due mani, daga e azza, ma anche di lotta e di combattimento in sella.

Bibliografia e Approfondimenti:
Academy of European Martial Arts , "Codex Vindobonensis B11093", AEMMA, 2002

     

Il "Fechtbuch aus dem Jahre 1443" di Hans Talhoffer - 1443
(Gotha, Schloss Friedenstein, Ms.Chart.A 558)

Il "Fechtbuch aus dem Jahre 1443" (letteralmente, "Il libro di scherma dell'anno 1443") di Hans Talhoffer è forse il più famoso e meglio conosciuto tra i Fechtbücher a noi giunti, notevolissimo esponente della scuola tedesca di Liechtenauer.

Hans Talhoffer (c1420 - c1490) nacque probabilmente in Svevia, una piccola regione della Germania Meridionale ora appartenente al Baden-Württemberg e alla Baviera, famosa per la propria tradizione marziale (vi proveniva anche Johannes Suveno, maestro di Fiore de' Liberi). Talhoffer fu maestro d'arme del cavaliere Leutold von Königsegg, un feudatario del Conte Eberhardt di Württemberg, e apparteneva, come detto in precedenza, alla "scuola" di spada iniziata da Liechtenauer quasi un secolo prima. Nonostante la sua opera sia una di quelle a oggi meglio conosciute, dello stesso Talhoffer sappiamo ben poco altro.

A nome di Talhoffer furono scritti almeno sei testi, tutti riguardo una grande varietà di tecniche di combattimento, armato e disarmato. I manoscritti meglio conosciuti sono quelli del 1443 (forse il primo scritto), del 1459 e del 1467. Alla fine del XIX secolo, Gustav Hergsell scoprì quest'ultimo nella libreria di Ernst II, Duca di Saxe-Coburg-Gotha, e la sua traduzione in tedesco moderno fu pubblicata per la prima volta a Praga nel 1887. Curiosamente, nonostante la sua indubbia importanza una traduzione in inglese non apparve prima del 2000, ad opera di Mark Rector.

L'edizione del 1467 - quella meglio conosciuta - del Fechtbuch di Talhoffer consiste in 270 tavole, vivacemente colorate nell'originale, accompagnate da brevi didascalie, spesso senza alcun altro commento. Le tavole iniziano con una trattazione di tecniche di spada (Langes Schwert - tavole 1-67) secondo la tradizione di Liechtenauer, seguite, nelle tavole 68-73, dal combattimento "in steccato" (Kämpfe in den Schranken mit Spiess und Schwert in voller Rüstung, letteralmente "combattimento in steccato con lancia e spada in armatura completa"), ovvero il duello giudiziario tra due cavalieri in armatura all'interno di uno steccato, iniziato con la lancia e concluso con le spade. Dopo qualche altra tavola sulla spada (tavole 74-78), Talhoffer inizia a descriverci le tecniche di azza (Streitaxt - tavole 79-103) mostrando appieno la versatilità di quest'arma, per poi passare ad una forma curiosa di scudo (Schild - tavole 104-169), di grandi dimensioni, utilizzato sia in combinazione con una mazza o una spada, sia come arma a sè stante, impugnata a due mani. Seguono le tecniche di daga (Degen - tavole 170-190), di lotta (Ringen - tavole 191-221), di messer, un'arma simile al falcione, utilizzato sia singolarmente che abbinato ad un boccoliere (Messer und kleiner Schild - tavole 223-239) e di uno contro due (Einer gegn zwei - tavole 240-241). Viene poi mostrata una stranissima forma di duello giudiziario tra un uomo, armato di una mazza e sistemato in una fossa profonda fino alla vita, ed una donna, armata da un peso avvolto in un velo: l'uomo deve trascinare la donna nella fossa, mentre la donna deve riuscire a tirare l'uomo al di fuori (Kämpfe zwischen Mann und Frau - tavole 242-250). Concludono il tutto i combattimenti in sella (Kämpfe zu Ross - tavole 251-270), utilizzando la spada, la lancia, la lotta e la balestra.

In generale, Talhoffer ci mostra nel suo testo due tipi di combattimento: il "classico" combattimento di scuola tedesca e un'interessante carrellata sugli aspetti del combattimento giudiziario, alcuni dei quali ci appaiono decisamente insoliti. La spada di Talhoffer è la tipica langen schwert tedesca, con crocera semplice, da utilizzare a due mani ma leggera e manovrabile. Seguendo fedelmente la scuola di Liechtenauer, non vediamo parate di forza, ma deviazioni seguite da contrattacchi, e rapide stoccate al posto di più lenti tagli. La lama viene utilizzata sia in maniera classica che "a mezza spada", ovvero afferrata a metà dalla mano sinistra e impugnata a mo' di bastone, o ancora "a martello", con entrambe le mani sulla lama e utilizzando la crocera come un gancio o una mazza, risultando in colpi devastanti capaci, se parati, di agganciare l'arma del nemico.

Bibliografia e Approfondimenti:
Mark Rector, "Medieval Combat - a Fifteenth Century Illustrated Manual of Swordfighting and Close-Quarter Combat", London, 2000
Gustav Hergsell, "Talhoffers Fechtbuch aus dem Jahre 1467", Praha, 1887
Gustav Hergsell, "Die Fechtkunst im XV und XVI Jahrhunderte", Leipzig, 1896
John Clements, "Medieval Swordmanship - Illustrated Methods and Techniques", Paladin Press, Boulder, 1998
Academy of European Martial Arts , "Fechtbuch aus dem Jahre 1467", AEMMA, 1998

     

Il "Fechtbuch" di Peter von Danzig - 1452
(Roma, Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei , Cod.44 A 8 )

Il Fechtbuch Cod.44 A 8, conosciuto anche come MS1449, è un interessante testo che presenta gli insegnamenti di diversi maestri di scherma tedeschi, tra cui Johannes Liechtenauer, Peter von Danzig, Andres Lignitzer, Martin Hundfeld e Ott l'Ebreo (tutti discepoli di Liechtenauer).

Il libro fu probabilmente scritto da Peter von Danzig o da alcuni suoi allievi che si impegnarono nel mettere per iscritto le lezioni del loro maestro. Circa 50 anni dopo, un Fechtbuch simile, conosciuto come "Goliath" (Krakau, Jagelonische Bibliothek Ms.germ.quart.2020) , ne riprese la struttura e ne riprodusse quasi fedelmente le parole, aggiungendovi illustrazioni ma tralasciando stranamente solo gli insegnamenti di von Danzig.

Il testo inizia con gli insegnamenti di Liechtenauer e di von Danzig sull'uso della spada, del combattimento in sella e del combattimento in armatura. Seguono poi Andres Lignitzer (spada corta, boccoliere, lotta e daga), Martin Hundfeld (combattimento in armatura, daga e combattimento in sella), Ott l'Ebreo (lotta) e nuovamente Peter von Danzig (combattimento in armatura).

Bibliografia e Approfondimenti:
Grzegorz Zabinsky & Stefan Dieke, "Fechtbuch des Peter von Danzig aus dem Jahre 1452", Die Freifechter, 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio di tecniche di spada e brocchiere tratto dal Manoscritto I.33

Altro esempio di tecniche di spada e brocchiere tratto dal Manoscritto I.33

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schema dei colpi tratto dal Flos - Novati

Esempio di tecniche di spada tratto dal Flos di Novati

Esempio di tecniche di lancia tratto dal Flos di Novati

Esempio di Guardie tratto dal Flos di Novati

Esempio di gioco stretto in armatura tratto dal Flos di Novati

 

 

Illustrazione di duello a cavallo tratta dal Solothurner Fechtbuch

 

 

 

 

 

In alto la prima pagina del Fechtbuch di Ringeck, con il titolo dell'opera (foglio 2r)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine tratta dal Codex Vindobonensis

 

 

Esempio di tecniche di spada tratto dal testo di Talhoffer

Secondo esempio tratto dal Talhoffer

Terzo esempio raffigurante tecniche di Azza sempre dal Talhoffer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esempio di illustrazioni tratto dal testo di Peter von Danzig
 

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