LA DONNA NEL MEDIOEVO
(Storia della donna –Il medioevo a cura di Cristiane Klapisch-Zuber Duby e Pierrot)
Per
comprendere la figura ed il ruolo rivestito dalla donna nel Medioevo occorre
fare riferimento alla bibliografia ed all’iconografia frutto del pensiero
maschile dominante sfoltendoli dai tanti luoghi comuni che nel corso dei secoli
si sono stratificati. In età medievale in effetti, la condizione della donna
era assai diversa da quello che i pregiudizi spesso ci portano a ritenere:
molto diffusa è infatti la diceria secondo la quale la donna nel Medioevo fosse
addirittura considerata priva di anima
Nell'epocafeudale il monopolio del sapere era detenuto dai chierici che avevano estrema
influenza non solo sulla spiritualità ma anche su tutti gli altri aspetti della
vita.
Ma la condizione dei monaci ritirati nei loro chiostri li allontanava già
in partenza dal mondo secolare, cosa potevano conoscere quindi dell'universo
femminile, a parte il ricordo della loro madre? In questo periodo il pensiero
ecclesiastico dominante era la misoginia. Dalla bibliografia dell’epoca
traspare più o meno celata una vera e propria angoscia verso questa sconosciuta
che è la donna. A lei vengono attribuiti peccati imperdonabili: è lei che ha
tentato Adamo, che ha portato alla morte Giovanni Battista e che ha causato la
rovina del coraggioso Sansone e potremmo continuare con un lungo elenco. Sua
responsabilità indiretta anche la morte del Salvatore a causa del Peccato
Originale che doveva essere lavato. Eva, la donna, si lascia sedurre dal
Serpente e trascina l'uomo alla disobbedienza. E' lei che quindi riceve la
parte più pesante della maledizione: "lo moltiplicherò i dolori delle
tue gravidanze, tu partorirai nel dolore". Ed ancora: "La donna è
moralmente orrenda fin dall'origine e la sua bellezza superficiale costituisce
la peggiore delle illusioni".Non la conoscono, la temono e fanno di lei un
mostro tentatore creato per mettere alla prova virtù e santità degli uomini, il
capro espiatorio di tutto.
Nel
pensiero medievale si scontrano però due figure di donne, l'una l'opposto
dell'altra: Eva come l'origine del male e Maria la virtù, la donna unica nella
sua perfezione. Molto seguite ed amate dal popolo anche tutte le altre figure
di sante.
Le donne in convento
Nel
XIII secolo i conventi femminili erano sempre stati centri di preghiera, ma al
tempo stesso di dottrina religiosa, di cultura; vi si studiava la sacra
scrittura, considerata come base di ogni conoscenza, e poi di tutti gli altri
elementi del sapere. Le religiose erano ragazze colte: d'altronde l'entrare in
convento era la via normale per le donne che volevano approfondire le proprie
conoscenze al di là del livello corrente. Per questo in età medievale abbiamo i
primi esempi di letterate famose e importanti, come Rosvita, la grande autrice
di testi teatrali del X secolo, o come Herrada di Landsberg, autrice della più
nota enciclopedia del XII secolo. Il rapporto della donna con la parola scritta
è comunque guardato con sospetto. Solo le donne d'alto lignaggio e le monache
possono leggere e scrivere. Successivamente l'accesso alla scrittura e lettura
verrà esteso a tutte, ma il contenuto sarà sempre religioso. In questo modo
anche la lettura diviene uno strumento di custodia per sconfiggere l'ozio ed
edificare l'anima.
Le
badesse poste a capo del monastero erano autentici signori feudali e
amministravano, anche da un punto di vista economico, vasti territori che
includevano anche villaggi o parrocchie, come vere e proprie 'manager'. Nessuno
si scandalizzava se anche il vicino convento maschile era sottoposto ad una
badessa (come accadde a Fontenvrault nel XII secolo), dimostrando che le parole
di S. Paolo ("non c'è più né uomo né donna") erano veramente vissute.
Le donne però per principio e tranne poche eccezioni, non entrano nei tribunali,
non governano, non predicano: le parole del giudizio, del potere e della
salvezza devono restare maschili.
La donna nelle classi elevate
Ai tempi del feudalesimo la regina era incoronata, se necessario, come se si
trattasse di un re: l'uomo e la donna erano, in questo caso, su un piano di
parità ( questa situazione si modifica già a partire dalla guerra dei Cent'anni
per mutare radicalmente dal XVII secolo). Vediamo infatti che nel Medioevo
donne come Eleonora d'Aquitania e Bianca di Castiglia dominarono realmente il
loro secolo ed esercitarono un potere incontestato nel loro territorio. Questo
poteva dunque verificarsi nel caso in cui il re fosse assente, ammalato o
morto.
L'influenza
delle figura femminile diminuisce parallelamente alla ascesa, a partire dal
Rinascimento, del diritto romano: infatti la prima disposizione che eliminò la
donna dalla successione al trono fu presa da Filippo il Bello. Ma già in età
classica, quella alla quale si ispira l'età definita rinascimentale, il diritto
romano non è favorevole alla donna: è il diritto del "pater
familias", del padre proprietario e, a casa sua, gran sacerdote, capo
famiglia il cui potere è sacro e illimitato. Nel Medioevo il padre
possedeva un'autorità di gerente, non di proprietario: era tradizione nelle
famiglie, nobili o plebee che fossero, che nel caso di unione conclusa senza
un'erede diretto, i beni provenienti dal padre andassero alla famiglia paterna,
ma anche che quelli della madre tornassero alla famiglia materna. Inoltre
è soltanto a partire dal XVII secolo che la donna comincia a dover
prendere il nome del marito.
Le
regine, principesse e dame d'alto lignaggio hanno la possibilità (anzi il
dovere) di diventare esempio e modello vivente per tutte le donne, perché la
posizione di superiorità sociale che Dio ha loro concesso le costringe a un
rispetto rigoroso delle regole morali. Sono al centro della scena, a loro
arrivano gli sguardi di tutti e quindi hanno il dovere di essere perfette. Ma
mano che si scende nella scala sociale si stemperano i valori, si diluiscono le
norme, si allenta la disciplina, ma la regina resta il modello di perfezione
che tutte le donne devono emulare.
La donna nella società civile
Ma
le contadine, le cittadine, le madri di famiglia, erano così valutate come le
nobili o le monache? Non c'erano poeti che dedicassero loro poesie d'amore né
venivano valorizzate da particolari carriere come nella vita monastica.
Tuttavia da documenti del tempo è sorprendente notare che è proprio nel Medioevo
che per la prima volta le donne possono votare (nelle assemblee cittadine o in
quelle dei comuni rurali). Questo diritto è stato faticosamente riconquistato
solo intorno alla metà del secolo scorso! Da atti notarili veniamo a sapere che
le donne agiscono per conto proprio, acquistano e gestiscono negozi, pagano le
imposte, svolgono mestieri che solo oggi riteniamo adeguati anche ad una donna:
nel Medioevo troviamo maestre, farmaciste, donne medico, miniaturiste,
rilegatrici di codici, tingitrici, gessaiole, ecc. Di gran rilievo era anche
l'attività delle donne nel campo della medicina, ma l'ovvio campo in cui
spadroneggiavano era l'ostetricia. Agli uomini era infatti vietate le visite
ginecologiche. Già dalle fine del XIII secolo molte città garantivano
un'assistenza sanitaria di medici e ostetriche, essi in cambio ricevevano
esenzioni fiscali, servizi di vigilanza e fornitura di legna da ardere. Non di
rado le donne venivano impiegate come manovali, venivano retribuite a giornata
e rappresentavano la forza lavoro più a buon mercato perché naturalmente
costavano di meno dei colleghi maschi. Di fatto verso la fine del Medioevo la
concorrenza femminile sul lavoro divenne così fastidiosa che si fece di tutto
per escludere le donne dalle corporazioni: venivano pagate di meno e fatte
lavorare di più, venivano criticate e licenziate per banali motivi
Matrimonio e famiglia
Per
entrare nella società le donne devono entrare in una famiglia e restarci!"
(politica Aristotelica)
Il
matrimonio veniva contratto tra famiglie di analogo lignaggio e la sposa,
spesso ancora bambina, veniva già trasferita nella casa dei suoceri o in
convento fino alla data delle nozze. Già all'età di 12-15 anni poteva sposarsi.
I matrimoni celebrati contro la volontà dei genitori non verranno ritenuti
validi fin oltre il Concilio di Trento (1546-62), e potevano essere rifiutati
dalla famiglia. Molte donne non esitarono a cercare gratificazioni fuori dal
matrimonio. Le fonti storiche del tardo medioevo dimostrano che i matrimoni non
duravano più di 10-15 anni.
A
partire dal XII secolo si nota un notevole aumento delle nascite. Si valuta una
media di 8-10 bambini per famiglia. Un matrimonio riuscito doveva essere ricco
di figli e ogni donna doveva essere una buona madre, ogni altra possibilità era
anomala. Non era difatti inconsueto il caso di donne ripudiate perché sterili,
anche dopo molti anni di matrimonio.
Per
essere fertili, oltre a ricorrere a pellegrinaggi e voti, le donne ricorrevano
anche a pratiche magiche. Non si sa bene che cosa si facesse, esistono poche
fonti al riguardo. Si diceva che passeggiando sfioravano di nascosto un sasso
per terra, simbolo del fallo; per liberarsi dalla "maledizione della
sterilità" facevano anche bagni con erbe aromatiche e tinture medicinali.
Per
la cura dei bambini le classi elevate ricorrevano alle balie, per i ceti
inferiori le madri accudivano personalmente i figli, pur con l'aiuto di parenti
e servi, anche perché il lavoro veniva prima della cura dei figli. Non a caso
erano soprattutto i bimbi dai 2 ai 4 anni a subire incidenti anche mortali,
proprio perchè poco seguiti. Già da quattro anni i bambini potevano essere
chiamati a collaborare nei lavori di casa, così le donne potevano già contare
su un alleggerimento del lavoro. I figli rappresentavano anche un investimento
per la vecchiaia.
Per
contro erano noti anche metodi per evitare le gravidanze, soprattutto per donne
che lavoravano nei bordelli o per il solo adulterio. Non si sa molto sui questi
metodi, poichè venivano tramandati oralmente di donna in donna.
Una delle grandi paure della donna del Medioevo era il parto. Non erano poche le
donne che morivano o avevano complicazioni che causavano danni permanenti. Le
levatrici che seguivano le gestanti avevano conoscenze limitate, e solo a
partire dal XIII secolo si potè praticare il cesareo, comunque eseguito su
donne decedute. Anche altri interventi più semplici come il taglio perineale,
la stimolazione delle doglie e l'uso del forcipe erano ancora sconosciuti,
quindi molto alto era il numero delle primipare che morivano di parto.Anche
sull'aborto le conoscenze erano scarse. II problema consisteva soprattutto nel
riconoscimento precoce della gravidanza. Molte donne capivano di essere incinte
solo quando il ventre cominciava a gonfiarsi. Una gravidanza ad uno stadio
avanzato rendeva ovviamente più pericolosa la pratica dell'aborto. Così
l'alternativa più usata era l'uccisione del neonato o l'abbandono.
L'infanticidio, se scoperto, era considerato un grave delitto e quindi
duramente punito. Solo lo stato di povertà della madre veniva riconosciuto come
attenuante, in altri casi poteva anche
essere punito con la pena capitale. Spesso a causa della povertà i genitori
arrivavano persino a vendere i propri figli. Anche il diritto alla salute degli
adulti superava quello dei bambini: se si doveva scegliere tra la vita del
neonato e quella della madre, era la vita della madre la più importante.
Moglie e madre
Castità,
umiltà, modestia, sobrietà, silenzio, operosità, misericordia, custodia ...
questi i modelli proposti alle donne dalla fine del XII fino a tutto il XV
secolo.
Vi
era però una tipologia di donna che va oltre e nello stesso tempo è compendio
di tutti questi modelli, cioè la moglie e la madre. A questa donna che doveva
occuparsi della casa e della famiglia, piacere al marito, generare e allevare
figli, non era sempre facile proporre l'immagine di una donna lontana dai
turbamenti della carne, distante dalle preoccupazioni mondane, dedita alla
preghiera e alla carità, non limitandosi ad essere moglie, ma una "buona
moglie". Il suo esempio e modello biblico è Sara, moglie di Tobia: nuora
rispettosa, moglie fedele, madre premurosa, attenta padrona di casa, donna
ineccepibile sotto tutti i punti di vista.
Onorare
i suoceri significa evitare aggressività e conflitti, anche verbali. Di fatto
il matrimonio non unisce solo due persone ma soprattutto due famiglie. Il
matrimonio conserva la pace e sancisce alleanze tra famiglie spesso in lotta,
diventando così non più un dono d'amore ma strategia quasi militare. Se l'uomo
fa la guerra, la donna deve addolcire gli animi e sedare i conflitti dentro e
fuori la coppia, deve cioè svolgere una funzione pacificatrice.La
donna dipende dall'uomo e da esso è sottomessa, l'unico elemento di eguaglianza
è il debito coniugale. Il matrimonio deve garantire a entrambi il diritto alla
sessualità e richiede assoluta fedeltà, anche se spesso quest'ultima richiesta
finisce con l'essere una virtù squisitamente femminile. La donna deve garantire
la paternità legittima e non può permettersi infedeltà, l'uomo invece non
rimane sempre fedele e tanti sono i figli illegittimi che creano disordini e
lotte per la successione, soprattutto in famiglie aristocratiche. L'obbligo di
ammonire il marito non compare mai, almeno fino alla fine del XIV, nell'elenco
dei doveri della moglie.
Al
contrario il marito deve custodire e sorvegliare la moglie: controllarne i
costumi, sopprimere la sua naturale leggerezza morale e preservarla dal
peccato. La correzione della moglie da parte del marito è segno di vero amore e
come tale deve essere accettata, senza indignarsi.
Per
quanto riguarda i figli, il primo dovere della moglie è appunto metterli al
mondo, "generare figli in continuazione fino alla morte". Non a caso
il termine "matrimonio" indica le funzioni materne nei confronti dei
figli, al contrario del termine "patrimonio" che si riferisce al
rapporto maschile per i beni materiali.
Col
dovere di generare figli incombe come una condanna la paura della sterilità, il
timore di generare figli malati o deformi, l'ossessione dei figli legittimi. La
madre ama visceralmente i figli, ma anche per questo è condannata dai chierici.
Il suo amore è più forte e costante di quello paterno, ma certamente meno
nobile perché non razionale. Di fatto i figli amano di più il padre perché
riconoscono in lui la loro generazione e fonte di beni che sono destinati a
ereditare.
La
madre deve sorvegliare sulla condotta dei figli, soprattutto se femmine,
tenendo le lontane dalle tentazioni per garantirne la castità. I patri sono
invece responsabili dei figli maschi una volta che questi sono usciti
dall'infanzia. Per le principesse e nobili, la donna si deve occupare del
controllo dei maestri scelti dal marito per l'educazione dei figli.
Siano
comunque nobili, borghesi o contadine, le madri devono innanzi tutto insegnare
a servire Dio, a dire le preghiere e a reprimere il peccato. Le madri sono
impegnate ad una costante correzione dei figli, soprattutto le figlie dovranno
imparare fin da subito ad essere mansuete e prudenti, per essere preparate ad
entrare in un mondo maschili sta che le vuole così.
Secondo
la morale medioevale, le uscite dalla casa e dai monasteri erano molto
pericolose. Nelle piazze e nelle strade, nel percorso che da casa porta alla
chiesa, la donna poteva essere vista e quindi suscitare negli uomini desideri
di lussuria rischiando di compromettere quella castità che per tutti (padri,
mariti, chierici) è l'unico bene supremo delle donne, seminando disordine e
discordia nella famiglia e nella comunità. Preoccupazione maggiore suscitavano
le donne che partecipavano alle feste, danze, riunioni, spettacoli. Qui le
donne esibivano la loro ricchezza, il prestigio e l'onore della famiglia, ma
bastava uno sguardo più acceso o una mossa più ardita perché ricchezza e onore
corressero seri rischi. Bisognava dunque invitare le donne a un comportamento
pubblico composto e pudico: non divertirsi troppo, mangiare poco, danzare con
compostezza, muoversi con misura. Irrequiete nel corpo e nell'anima le donne
dovevano essere dunque custodite. Per educarle e salvare la loro anima
occorreva reprimere, sorvegliare, rinchiudere, proteggere. L'uomo esercita il
potere, la donna esegue gli ordini ricevuti.
La donna e la casa
La casa è lo spazio della donna per eccellenza. La buona moglie resta a casa e di
questa si prende cura. L'uomo nello spazio esterno produce, la donna nello
spazio interno conserva. Conservare e amministrare quanto l'uomo produce,
guadagna e accumula diventa per la donna il suo contributo per il buon
andamento della famiglia. Nella casa la donna gestisce il lavoro dei servi e
lavora lei stessa: fila e tesse, cura e pulisce l'abitazione a seconda del
grado sociale, assolve ai doveri dell'ospitalità e si prende cura dei figli, pur
rimanendo il padrone di tutto il marito in quanto responsabile delle persone e
proprietario dei beni. I recipienti erano quasi sempre in legno o ceramica,
l'argenteria resta d'uso limitato, il vetro si diffonde nelle tavole a partire
dal XIII secolo. Nelle case contadine e borghesi si usa anche lo stagno per
piatti, boccali e scodelle.
La
donna deve sottostare ad una lunga lista di doveri verso suoceri, marito,
figli, servi, casa, deve essere una buona cristiana, moderare abiti, gesti e
parole, essere umile e sobria, tutte virtù che la rendono irreprensibile agli
occhi degli uomini e santa agli occhi di Dio, evitando dicerie sul proprio
conto che, vere o false che siano, rovinerebbero l'immagine sua e della
famiglia.
La moda e la cura del corpo
Tra i
vari, moniti e consigli e limitazioni dati alle donne, quelli relativi ai
vestiti, ornamenti e trucco sono numerosissimi. La donna truccata privilegia
l'esteriorità alla preziosa interiorità dell'anima voluta da Dio. Un interesse
tutto rivolto al corpo non lascia spazio per la coltivazione dell'anima. Il
trucco in particolare rivela una superbia sconfinata: la donna che dipinge di
rosso le guance o che cambia colore ai capelli, o che nasconde i segni dell
'invecchiamento con creme e parrucche, contesta e pretende di migliorare
l'immagine che Dio le ha dato, arrivando perfino a credersi capace
d'intervenire sulle leggi del tempo governate da Dio.
L'amore
per gli abiti dimostra il desiderio di mostrare il proprio corpo agli altri,
peccando di vanità. Ci sono donne che utilizzano abiti e ornamenti sfarzosi per
apparire più nobili di quello che sono, ci sono donne che per soddisfare i loro
desideri trascinano la famiglia alla rovina economica, ci sono donne che così
ornate accendono la lussuria degli uomini, perdono la castità, distruggono la
pace famigliare e provocano lotte tra famiglie.
I
danni provocati dall'eccessiva cura del corpo vanno dunque limitati con
un'attenta sorveglianza e soppressione. La donna punta sull'apparenza perché,
si sa, manca nella sostanza. Poco si sa di come le persone facevano toeletta.
In diversi scritti si fa riferimento ai sistemi da usare per liberarsi dai
parassiti (pidocchi, pulci, insetti nocivi ... ); per le donne spidocchiare i
loro parenti era un gesto comune non soltanto nei ceti più bassi. I bagni
pubblici o privati assicuravano ai ricchi una media pulizia personale, ma il
resto del popolo possedeva al massimo un secchio per lavarsi e un bacile per la
faccia e le mani. Nelle case contadine gli asciugamani erano una rarità, e di
certo non sprecavano molto tempo per lavarsi.
Accanto
però a tutte queste rigide regole generali, c'è ne sono altre più mediate,
soprattutto per le donne di elevata condizione sociale: esse possono apparire
in pubblico con un abbigliamento adeguato al loro lignaggio, mostrarsi piacenti
al marito e rispettare la condizione sociale, purchè tutto sia fatto con
moderazione e senza scandalo.
Un
altro insidioso nemico della castità è l'ozio, occasione propizia per liberare
i pensieri e desideri, spesso illeciti. Unico rimedio è il lavoro: filare,
tessere, cucire, ricamare, rammendare, atti che non tengono occupate solo le
mani ma anche e soprattutto la mente. L'abilità manuale viene consigliata a
tutte le donne, anche le figlie d'alto lignaggio, per essere pronte ai
frequenti rovesci della vita e guadagnarsi da vivere.
Un'altra
serie di norme riguarda la gestualità: le donne devono evitare l'uso immoderato
e quasi teatrale del corpo, devono essere quasi immobili: non ridere ma
sorridere senza mostrare i denti, tenere gli occhi bassi e socchiusi, piangere
senza far rumore, non agitare le mani, ecc ... A passeggio sempre accompagnate,
senza volgere lo sguardo e procedere a piccoli passi con gli occhi bassi. I
cibi e bevande devono essere assunti con moderazione, anche per evitare che
questi, una volta assunti, possano creare eccitazione e quindi portare alla
lussuria.
Secondo
i moralisti inoltre le donne parlano troppo e male: mentono con abilità, si
scambiano maldicenze, litigano in continuazione, sono insistenti e lamentose,
non smettono mai di chiacchierare. La donna usa così in modo perverso quella
straordinaria facoltà umana che è la parola. Questa immoderata loquacità mette
inoltre in serio pericolo la castità delle donne, mai abbastanza custodita. Una
donna troppo loquace è desiderosa d'intrecciare relazioni. Troppo affabile,
troppo disponibile quindi potenzialmente corruttibile.